L’adolescente come persona malata
- coincidir1
- 8 ene 2023
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Actualizado: 14 ene
I fattori che permettono a un adolescente di comprendere la propria malattia sono: età, maturità, famiglia, istruzione, cultura e credenze.
Un adolescente, indipendentemente dal genere, tende a privilegiare la qualità della vita rispetto alla quantità; può sviluppare ansia per la perdita di indipendenza e di intimità, ha grande difficoltà ad ammettere di dover tornare a dipendere dagli altri, può percepirsi come incompreso e cercare costantemente di superare i limiti a causa di una scarsa consapevolezza dei rischi. Questo rende difficile l’aderenza al trattamento. Tende a fantasticare su un mondo in cui è sano come gli altri e sperimenta tristezza per le aspettative legate al proprio futuro.

L’adolescenza è una fase di costruzione dell’identità; la malattia può incidere sull’immagine corporea (a causa del trattamento o della patologia stessa) e sull’autoconcetto (l’idea che ha di sé), generando paura della critica e del rifiuto sociale per sentirsi “diverso” o poco attraente.
È normale che possa attraversare crisi religiose, interpretando la malattia come una punizione divina oppure, al contrario, diventando più fervente nella fede e chiedendo la guarigione. Può preferire l’isolamento come rifugio, arrabbiarsi per la iperprotezione o per l’infantilizzazione, presentare fluttuazioni dell’umore e talvolta mostrarsi apparentemente indifferente di fronte a una malattia che minaccia la sua vita.
È consigliabile spiegare a familiari, amici o al partner che vi saranno momenti in cui sarà necessario negoziare o raggiungere accordi, suggerendo alternative e chiedendo direttamente all’adolescente i suoi bisogni e le sue preferenze, come: stare da solo, scegliere il momento per parlare, oppure evitare di discutere della malattia o delle feste a cui non può partecipare durante le visite.




